Nella vita ricopriamo molti ruoli, ma poche persone imparano quale ricoprire con cognizione di causa.
Io sono Emanuela e posso decidere di essere professionista, dottoressa, paziente, supervisore, mamma, figlia, moglie, amica, amante...
Posso decidere, in contesti diversi, di ricoprire ognuno di questi ruoli in modo più o meno volontario.
Ti sarà chiaro che se mi dovessi presentare in seduta con un mio paziente ricoprendo il ruolo di Emanuela figlia, chiedendo accudimento e aprendo la seduta con un dialogo del tipo: “oggi è veramente una giornata difficile, avrei solo voglia di stare abbracciati e piangere insieme, andiamo a prendere un gelato?” risulterebbe evidente che ho sbagliato ruolo. E mi augurerei che venisse messa in dubbio la mia professionalità.
Questa stessa evidenza, purtroppo, non l’abbiamo quando il ruolo in gioco è un ruolo intrafamiliare.
Cosa significa?
Che se io sono in un contesto in cui ci si aspetta da me il ruolo di moglie, ma mi trovo a ricoprire il ruolo di figlia, allora — soprattutto in famiglie con una minore consapevolezza emotiva — questo rischia di diventare una vera e propria guerra di potere sulla definizione del mio ruolo da ricoprire.
Perché mi troverò triangolata, per esempio, tra:
il partner, che vuole richiamare la mia alleanza al ruolo di Partner;
mia madre o mio padre, che vogliono richiamare la mia alleanza al ruolo di figlia.
Ed è lì che, se non ho raggiunto una sufficiente consapevolezza e integrità emotiva — tale da riconoscere, capire e decidere con chiarezza quale ruolo voglio ricoprire in quella situazione specifica — rischio di farmi trascinare da chi riesce a fare maggiormente leva sulle mie ferite emotive:senso di colpa, delusione percepita, senso di responsabilità.
Questo problema lo puoi riconoscere per esempio quando, finito il pranzo in famiglia, ti senti dire da uno: “potevi stare dalla mia parte” e dall’altra: “da quando stai con quella persona non ti riconosco più, sei cambiata”.
Questi possono essere due campanelli d’allarme che indicano che quelle persone avevano aspettative diverse sul tuo ruolo. Aspettative che non sei riuscita a soddisfare.
Attenzione: la loro aspettativa delusa non significa che tu abbia fatto un errore di giudizio.
Significa che devi imparare a spostare il focus su quale ruolo tu ritieni di voler ricoprire in quella situazione, consapevole della scelta che stai facendo e del fatto che, molto probabilmente, scontenterà una delle parti.
Altro esempio:
È il vostro anniversario. Partner ci tiene molto a festeggiarlo. Tu sei pronto a passare una bella serata insieme: cenetta fuori, cinema e poi si vedrà. Sei in modalità partner.
All’improvviso arriva una chiamata di tuo padre che dice:
“mi hanno ricoverato in ospedale perché ho avuto un incidente”
In quel momento devi decidere se mantenere il ruolo di partner o cambiare e ricoprire quello di figlio, deludendo l’aspettativa iniziale — e il desiderio — di Partner.
In casi estremi come questo la scelta può risultare più semplice, ma è esattamente la stessa scelta che compi tutte le volte che ti trovi in una situazione in cui sono presenti opzioni opposte nella tua mente.
Attenzione: non sempre le opzioni sono rappresentate da due persone.
Può essere una triangolazione tra il tuo vecchio stile di vita, le vecchie regole familiari e quelle nuove che stai cercando di costruire con la tua famiglia, con ciò che oggi ritieni opportuno per te.
Ogni volta che ti senti triangolato, cioè tirato in due direzioni opposte e contrastanti, solitamente con un coinvolgimento emotivo non giustificabile dall’entità della scelta in oggetto, è il momento in cui devi decidere quale ruolo ricoprire.
Non dipende dalla scelta effettiva, poiché l’azione è conseguente alla scelta del ruolo a cui vuoi aderire. La decisione sul comportamento passa sempre dal ruolo che scegli di ricoprire in quel contesto, in modo più o meno esplicito.
Non è giusto, non è sano e non porta da nessuna parte aderire sempre allo stesso ruolo per permettere all’altra persona di stare bene.
Se ti ostini a ricoprire il ruolo di figlia per tutta la vita, perché il tuo crescere e prendere distanza fa soffrire i tuoi genitori, non riuscirai a costruire una vita sana e soddisfacente.
Quando dai buca a un appuntamento con il tuo fidanzato perché un’amica ti ha fatto un’altra richiesta, stai scegliendo il ruolo di amica al posto di quello di partner.
Non è giusto o sbagliato, ma è fondamentale riconoscere che stai scegliendo, non che “ti è capitato”.
Se decidi di passare Natale, Pasqua o il tuo compleanno con la tua famiglia d’origine perché “è sempre stato così”, stai portando avanti una tradizione e un ruolo, potenzialmente anche quando questo entra in contrasto con i desideri tuoi o della tua nuova famiglia.
In ogni decisione stai scegliendo se essere figlio, partner, genitore, professionista, adulto responsabile.
Ricoprire un ruolo invece di un altro non significa rinnegare l’importanza degli altri, ma essere in grado, da adulti, di dare priorità a quello che ritieni più significativo in quella situazione specifica.
Non c’è un giusto o uno sbagliato.
C’è un diverso il livello di consapevolezza con cui affronti le scelte della tua vita.
È questo il punto in cui, nei miei percorsi di psicoterapia, ci avviamo verso la chiusura del cammino svolto insieme: quando la scelta smette di essere una reazione e diventa una posizione.
Ci rileggiamo presto,
se sei pronto ad amare sul serio.
Emanuela Venturelli


