“Quando è in sé è la persona migliore del mondo”
“Ogni tanto esagera, ma si vede che mi ama”
“Ha dei problemi con la rabbia, del resto è perfetto/perfetta”
Tantissimi percorsi di psicoterapia iniziano così. Queste frasi vengono pronunciate da persone di ogni orientamento e identità.
No, non sono frasi “ingenue”.
No, non sono neppure frasi da smentire.
Nessun terapeuta competente metterebbe in discussione affermazioni di questo tipo in modo diretto. Perché significherebbe aprirsi la strada verso il drop-out (interruzione anticipata e non concordata della psicoterapia) di una persona che ha evidente bisogno di una relazione sana di riferimento.
Per cui la prendo dall’altra parte, ti aiuto a guardare la situazione da un’angolazione diversa.
Prima di tutto ho bisogno che condividiamo il concetto di pacchetto-persona. 📦
Tutti noi abbiamo delle caratteristiche che ci rendono unici: Partner può essere una persona premurosa, presente, affidabile. E allo stesso tempo disordinata, rigida, impulsiva.
Oppure può incarnare molte delle cose che hai sempre desiderato, ma avere comportamenti che ti fanno soffrire, che minimizzi, che speri, spesso in silenzio, prima o poi cambino.
L’aspettativa che Partner cambi è uno dei motivi più frequenti di crisi nelle relazioni, ma lo approfondiremo in altra sede. Adesso ci serve sapere che quando scegli di stare con una persona, scegli tutto il pacchetto.
Non puoi tenere vicino la parte che cucina bene, ma rifiutare quella disordinata. Non puoi apprezzare il suo essere ordinato, senza prenderti carico anche della parte ossessiva. Come non puoi tenerti vicino la parte che ti fa sentire amato, e allontanare quella che perde le staffe quando discutete. Perché il pacchetto-partner contiene entrambe. Punto.
Sono caratteristiche di peso diverso, certo. Ma il meccanismo è lo stesso: tu hai davanti una persona intera, che è composta da tante parti diverse. Non ci sono pezzi separabili.
O prendi tutto, oppure lasci. Non puoi scegliere quale parte tenere. Non puoi lasciare indietro “lo spicchio marcio”.
Questo tipo di funzionamento cognitivo è tipico di chi è cresciuto con figure di riferimento che erano contemporaneamente fonte di cura e fonte di abuso (di vario tipo). Il bambino impara che nella stessa persona possono coesistere il “buono” e il “cattivo” e che vale la pena sopportare il secondo pur di non perdere il primo.
Da adulti, però, questo schema smette di essere una necessità.
Diventa una scelta.
“Ma fuori casa è una persona splendida. Solo con me perde le staffe. Probabilmente ha bisogno di sfogarsi e solo con me si sente al sicuro.”
Anche senza entrare ora nella storia familiare che può averti portato a credere di dover occupare il ruolo di regolatore emotivo di Partner, vale la pena fermarsi su una domanda:
perché oggi pensi che questo sia un modo sano di stare in relazione?
Posso spiegarti come funzionano le emozioni.
Posso raccontarti cosa succede quando una persona esce dalla propria finestra di tolleranza (bianca nell’immagine) ed entra in uno stato di iper-attivazione.
Posso mostrarti come, in quei momenti, nella sua mente, tu smetta di esistere come partner e venga percepito al massimo come un oggetto su cui scaricare l’attivazione emotiva.
Posso anche aiutarti a comprendere quali esperienze passate hanno reso Partner così reattivo o reattiva. Possiamo capire insieme quali comportamenti evitare per non aumentare le occasioni di trigger per Partner che attiverebbero la sua emozione al punto tale da finire nella zona di iper-arousal.
Posso spiegarti tutto, ma a un certo punto dobbiamo spostare il focus del discorso e tornare a te.
Sul perché pensi che questo sia amore.
Sul perché pensi di non meritare un pacchetto-persona con maggiore regolazione emotiva. O perché, nel momento della scelta, non hai dato la priorità alle capacità di regolazione emotiva rispetto ad altre caratteristiche.
Sul perché hai pensato che il solo fatto che ti amasse fosse sufficiente a farti accettare il lato violento.
Sul perché continui a credere che cambierà, grazie a te, grazie alla tua capacità di stare al suo fianco.
Per cui, in risposta alle frasi iniziali, gli amici o le persone che hai intorno potrebbero provare a farti capire che sbagli, che se ti amasse veramente non si comporterebbe così.
Se vuoi iniziare il mio percorso di psicoterapia invece, preparati per affrontare domande più dirette, che ti fanno mettere sinceramente in discussione, permettendoti di acquisire una prospettiva in cui tu assumi il ruolo del regista della tua vita, dove scegli chi fare partecipare alla tua storia.
Non metto in dubbio che Partner ti ami veramente, per come può e per come sa. Ma dobbiamo ragionare insieme sul perché tu accetti di tenere vicino una persona che, pur amandoti, non è in grado di regolare le proprie emozioni.
È da qui che possiamo partire davvero.
(Se senti di essere in una situazione di pericolo rivolgiti alle forze dell’ordine al 122 o al 1522).
Ci rileggiamo presto, se sei pronto ad Amare sul Serio.
Emanuela Venturelli




